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IL GRIGIO |
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Il Grigio di G.Gaber.
Racconto teatrale in due atti.
Interpretato e diretto da
Giampiero Mancini.
La storia narra la vicenda di un
uomo comune che ad un certo punto
della sua vita, afflitto piu' da
problemi personali che sociali,
decide di ritirarsi in una casa in
campagna. Purtroppo la sua
solitudine e' presto minacciata
dalla presenza enigmatica di un
topolino. Lo scontro con "il
Grigio" diverra' una lotta contro
se stesso, le contraddizioni ed i
punti oscuri della sua vita, fino
a ridurre il protagonista in uno
stato di totale abbattimento e
degradazione. Come una crisalide
che diviene una splendida
farfalla, cosi' il protagonista
uscira' rafforzato da una nuova
consapevolezza.
IL GIOVANE GRIGIO
Il proverbio che dice: "Le
apparenze ingannano" non deve
essere preso alla lettera, perche'
vi sono persone che appaiono
teatrali e lo sono veramente, come
ve ne sono altre che, ad un primo
incontro, dimostrano d'essere
quegli ambigui contraffattori che
sono. Diremmo dunque, per essere
esatti, che Giampiero Mancini,
come G. Gaber, e' uno di quelli
compresi nella prima categoria. Il
Michel Tournier scrisse una volta
che il ritratto e l' autoritratto
"vero" devono sempre sprofondare
negli abissi (dal greco abussos)
della propria psicologia in cui il
carattere del protagonista che e'
in noi e' rivelato gia'
dall'apparenza. Infatti, la coppia
anziana ed esistenziale
dell'apparenza e della sostanza e'
cio' che muove l' opera IL GRIGIO,
scritta da G. Gaber e S. Luporini
(in due atti, in forma di racconto
teatrale) e adottata da uno dei
talenti piu' cristallini del
teatro italiano: Giampiero
Mancini. L'opera che si presenta
in una veste particolarmente
curata concerne l'insieme delle
tematiche ricorrenti che il famoso
cantautore porta avanti attraverso
la sua introversa personalita' in
circa vent'anni di attivita'. Il
lavoro, che possiede un
'articolazione alquanto difficile
ed impegnativa e', al tempo
stesso, d'agevole e rapida
fruizione stando alla memorabile
interpretazione di G. Mancini.
Essa si snoda attraverso la storia
normale di un uomo che alle prese
con un topo perde qualsiasi
contatto con l'esterno per
ritrovarsi solo con se' stesso
immerso nelle incertezze e nei
dubbi, nelle contraddizioni e
nelle necessita' oscure della sua
vita. Con questo lavoro si
riconferma l'impegno del giovane
G. Mancini, nell'analizzare come
sempre nei suoi lavori le
possibili discordanze tra la vita
del mondo interno e quello
esterno, interrogando la sua
necessita' di fare teatro e
di aver scelto (fortunatamente per
noi) la difficile strada della
recitazione. Entrando nel merito
della trattazione e' da segnalare,
in particolare, l'immagine che in
questa performance si e' data
Mancini con l'aiuto di
un'attivita' corredata da apparati
scenotecnici e musicali di
disarmante semplicita' che
sottolinea la centralita'
dell'attore "in solo". E'
soprattutto mediante l'esperienza
vissuta con le cose del teatro e
le molteplici difficolta' di un
testo come IL GRIGIO di G. Gaber
che Mancini chiarisce a se'
stesso, allargando le sue
conoscenze e sviluppando la sua
miracolosa capacita' di fare
spettacolo fino a tentare di
maturare compiutamente se' stessi.
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